Le abilità sportive del disabile
Ci sorprendiamo ad apprendere che i disabili praticano sport, non
immaginiamo come possano fare a superare le proprie disabilità per
praticare un determinato sport, per esempio il calcio praticato dai
non vedenti, oppure il basket in carrozzina, eppure il disabile
riesce ad eccellere nello sport, ad essere determinato nei suoi
obiettivi, ad ottenere i successi prefissati grazie alla sua
capacità, alla sua determinazione, alla sua voglia di emergere, di
stare con gli altri, di riscattarsi, comunque tutte motivazioni in
comune allo sportivo non disabile.
Quindi possiamo dire che la disabilità è relativa in quanto il
disabile possiede altre abilità che gli permettono di sostituire la
disabilità con altre abilità complementari in modo da poter essere
protagonisti della propria vita, protagonisti nella vita assieme
agli altri.
Importante sarebbe rendere merito a queste abilità, e questo
potrebbe essere possibile attraverso diversi canali, per esempio
rendere visivamente fruibili ai non disabili le attività sportive
svolte dai disabili, le più disparate che vanno dagli incontri di
basket in carrozzina agli incontri di calcio tra non vedenti in modo
da potersi sorprendere rispetto a quello che i disabili riescono a
combinare in campo, in modo da potersi sorprendere rispetto allo
spettacolo che riescono a dare.
Si potrebbe, per esempio, far sperimentare ai non disabili di essere
per un breve tempo disabile provando per esempio a fare sport in
carrozzina o con gli occhi bendati, questo permetterebbe di entrare
in un mondo altro che non si conosce e che permette di avvicinarsi
all’altro.
Un modo per avvicinarsi al mondo dell’altro disabile può essere il
provare a fare l’accompagnatore sportivo di un disabile, sarebbe un
modo per sperimentare l’abilità a stare con l’altro, a fare con
l’altro, a dare all’altro.
Insomma ci si può fare delle domande: “Chi sono?”, “Come sono?”,
“Cosa faccio?”, “Cosa voglio fare?”, “L’altro chi è?”, “Com’è?”,
“Cosa fa?”, “Cosa vuole fare?” e scegliere diverse alternative:
“Continuo a essere chi e come sono, a fare quello che voglio e non
mi interessa chi è l’altro, com’è, cosa fa e cosa vuole fare” oppure
“Voglio provare a essere diverso, a fare qualcosa di diverso, ad
interessarmi all’altro, com’è, cosa fa e cosa vuole fare” e ancora
“voglio fare con l’altro per essere con, per fare con, per dare”,
così una disabilità culturale potrebbe essere sostituita con una
abilità all’integrazione, al completamento, al permettere all’altro
dopo aver permesso a se stesso.
Dott. Matteo SIMONE
Psicologo – Psicoterapeuta
21163@tiscali.it




