LA CORSA DAL PUNTO DI VISTA DI UN ATLETA PSICOLOGO
Perché uno corre?
Si inizia a correre per esempio perché invogliati da un amico, o su
indicazione di un medico, o per partecipare a una corsa non
competitiva.
Che succede dopo aver provato a correre?
In genere non si torna subito a correre perché la fatica ha lasciato
il segno, ma, per pochi diventa un’occasione per fare qualcosa
insieme, per stare con altri, per frequentare un gruppo, per stare
all’aria, per tenersi in forma. Ci si incontra, si ha uno spazio e
un tempo riservato, ci si interessa ai mondi altrui che piano piano
si schiudono all’altro, si organizzano cene, viaggi
Cosa può succedere dopo un periodo di allenamento?
Capita che uno riesce nella corsa a non stancarsi subito, a stare al
passo con altri che corrono da più tempo, che si viene invogliati ad
allenarsi meglio e a partecipare a competizioni.
Cosa succede partecipando a competizioni sportive?
Può succedere che non si regge lo stress o che, al contrario, si
arrivi al traguardo prima di altri, e si viene riconosciuti come
persone in gamba che riescono.
Cosa si va incontro riuscendo nelle competizioni sportive?
Si sperimenta qualcosa di nuovo, si viene riconosciuti alle gare
come persona da battere, si inizia a pensare a diventare sempre più
forti, quindi si chiede ai più bravi come fare per migliorare le
prestazioni, si chiedono programmi di allenamento, ci si mette
d’accordo con i più forti per allenarsi assieme, la corsa diventa
una cosa importante della propria vita, uno spazio e tempo da
investire, qualcosa di prioritario nella giornata, quindi ci si
sveglia pensando a quando ci si può allenare, come con chi e a quale
gara partecipare per verificare il proprio potenziale.
In linea di massima succede che l’atleta arriva a considerare la
corsa o lo sport un attività prioritaria, perde quasi il controllo,
dal passatempo facoltativo, salutare, che ti permette di scaricare
le tensioni e stress lavorativi, si ritrova a considerare la corsa
non un hobby ma argomento principale che da senso alla vita, quando
l’atleta va a dormire deve già aver organizzato l’allenamento del
giorno successivo, per esempio al mattino così si toglie il pensiero
per la giornata e sta tranquillo il resto del giorno, o la sera,
così è propenso ad affrontare le difficoltà della giornata, tanto sa
che la sera la corsa gli permetterà di smaltirle, di voltare pagina.
Cosa può succedere nella propria famiglia?
Capita che ci si allontana, perché per gareggiare a buoni livelli
bisogna allenarsi giornalmente e quindi il punto di vista
dell’atleta è che i familiari devono capire che uno ha questa
esigenza, mentre il punto di vista dei familiari è: “preferisce la
corsa a me/noi”.
Se la corsa allontani o meno dalla famiglia non deve essere
considerato per forza un problema, può essere che in famiglia si sta
male e quindi provi ad allontanarti se credi di avere un’alternativa
migliore, puoi permetterti di riflettere sulla tua esistenza
attuale, l’atleta, considerando le due alternative, può decidere
sulla sua esistenza: “che faccio continuo a stare in famiglia perché
devo, perché hanno bisogno di me, perché non ho il coraggio o la
forza di affrontare le difficoltà?”.
Allontanarsi dalla famiglia può essere un modo di mettere in
discussione le relazioni parentali, in modo che ogni componente
possa prendere consapevolezza della sua situazione e poter reagire a
una situazione scomoda, stagnante.
Allontanarsi dalla famiglia può essere anche un modo di rispettare
se stesso e gli atri, nel senso che si può avere un’esigenza di fare
delle cose assieme alla propria famiglia ed altre cose con altri,
senza che ciò venga considerato un trascurare l’altro, importante è
sempre considerare l’altro e parlarne.
Si fa quel che si può, bisogna fare quello che uno si sente di fare,
l’importante è che uno sta in contatto con se stesso è consapevole
di quello che fa e si assume le responsabilità di quello fa.
Cosa succede quando avviene un infortunio?
Per l’atleta può essere un problema serio perché potrebbe essere
necessario riposare e questo potrebbe causare una perdita dello
stato di forma raggiunto, una non possibilità di migliorare le
prestazioni, quindi si potrebbe diventare nervosi perché gli altri
vanno più forti; all’atleta che non può allenarsi gli verrebbe a
mancare un’abitudine considerata quasi vitale, salutare, gli
verrebbero a mancare gli amici di allenamento. Quindi, l’atleta
potrebbe essere disposti ad allenarsi anche con l’infortunio, con il
dolore, perché all’atleta non va giù di fermarsi, deve riempire lo
spazio della giornata dedicato alla corsa, non può rischiare di
perdere la forma. Al limite, si fa ricorso ad antinfiammatori, al
ghiaccio, si chiede ad altri se gli è capitata la stessa cosa, una
cosa è certa l’atleta non è disposto a fermarsi per nessun motivo,
se si rivolge ad un medico specialista generico gli viene detto di
fermarsi, ma lui non lo fa, non è d’accordo, se si rivolge ad uno
specialista dello sport gli viene detto: “non ti dico di fermarti,
perché conosco voi sportivi, ma ti invito ad usare una scarpa più
protettiva, ad usare plantari, a fare nel frattempo delle indagini”.
Se all’atleta non gli viene concessa l’idoneità all’attività
agonistica, può capitare di dover fare carte false per partecipare a
gare, l’atleta può essere presuntuoso, convinto di conoscersi bene e
di poter decidere che un medico non può decidere sulla sua salute,
ma deve solo rilasciare un certificato dietro pagamento di un
corrispettivo, a volte l’atleta arriva a considera che la sua vita è
la corsa e quindi non correre significa non vivere.
Si può correre meglio facendo attenzione a se stessi, al proprio
organismo, ai segnali che ci invia, avvisi, segnali, dolori, si può
pensare quando si corre se si sta evitando di fare qualcos’altro,
fare qualcosa e quindi correre può essere anche un modo per non
sentire.
Cosa succede quando si arriva ad un punto in cui non si
migliora più?
L’atleta quando arriva al massimo delle sue prestazioni, in genere
non è disposto ad arrendersi subito, decide di fare qualcos’altro
per fare in modo che gli si riconosca qualcosa nonostante sia fuori
forma o per l’età o per infortuni cronici, un modo è quello di
passare a gare estreme, in modo che si diminuisce la qualità della
prestazione e aumenta la quantità, per esempio si passa a
partecipare alle ultra, così si può parlare delle sue prestazioni
estreme, per esempio corse di 100 km ecc., ci sono atleti che
diventano dipendenti della corsa e non vogliono smettono mai.
Per non parlare degli integratori, fino all’assunzione di sostanze
dopanti. Al corridore che corre poichè correre significa vivere non
importa gli effetti collaterali di sostanze dopanti, l’importante è
che non si ferma e che continua a ben figurare nei confronti di se
stesso e degli altri.
Cosa fare in caso di difficoltà?
Parlarne, possibilmente con chi si sta più da vicino, sia colleghi
podisti, sia persone intime, sia esperti. I primi possono
contribuire a dare il loro punto di vista su situazioni passate e
risolte o non; i secondi servono a ricordare che anche se sono stati
trascurati perchè passati in secondo piano in momenti in cui la
corsa era più importante, restano pur sempre le persone di
riferimento dell'atleta e la relazione potrebbe essere riscoperta e
nutrita in modo da poter decidere di continuare o meno a fare sport
a un certo livello considerando che non deve essere tutto nella vita
ma una cosa in più, che deve servire a star meglio all'individuo e a
chi gli sta intorno; l'esperto serve a fornire all'atleta una
visione più ampia, mette l’atleta di fronte a delle alternative,
delle possibilità, l’esperto aiuta ad intravedere delle vie da
percorrere, in modo che l'atleta possa avere una maggiore
consapevolezza di se stesso, di quello che lo circonda, dei suoi
bisogni e possa fare le sue scelte assumendosi le sue
responsabilità.
La corsa non serve solo ad arrivare davanti l’altro, battere
l’altro, dimostrare di essere più forte, è anche quello, ma fa tanto
bene all’atleta arrivare con l’altro mano nella mano, aiutare
l’altro a riuscire, stare con l’altro, sentire, comunicare.
Questo è il mondo del podismo amatoriale visto da un corridore
psicologo.
Dott. Matteo SIMONE
Psicologo –Psicoterapeuta
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