Bodybuilding e allenamento mentale
INTEGRAZIONE ALIMENTARE E DOPING: ALCUNI ACCENNI
LA MOTIVAZIONE: VISIONE GENERALE E APPLICAZIONI SPORTIVE
di Davide Milone - per contatto davimilo@alice.it
Con il termine motivazione si vuole indicare la causa o il motivo di un'azione o di un comportamento. Il concetto di motivazione, com'è utilizzato nelle varie discipline psicologiche, è decisamente ampio, ed è da sempre al centro del dibattito psicologico più importante. E' la motivazione, infatti, che ci guida in ogni attività quotidiana, da quella più semplice, a quella più complessa. Ed è per questo che tale concetto non può e non deve essere trascurato da una scienza, quella psicologica, che vuole e deve indagare gli aspetti più rilevanti dei processi cognitivi, comportamentali e psicodinamici sottesi al comportamento degli esseri umani.
Da qui l'attenzione della psicologia si è dapprima soffermata sulla definizione del concetto di motivazione, definito come "l'insieme dei fattori dinamici che spingono il comportamento di un individuo verso una specifica meta", per poi studiarne i meccanismi e le caratteristiche peculiari, sotto il profilo neuro-fisiologico, cognitivo e dinamico.
Ecco allora il fiorire di teorie riguardanti la suddivisione in motivazioni primarie e secondarie, motivazioni estrinseche ed intrinseche, e via discorrendo. Autori come Maslow, McClelland, Murray, lo stesso Freud ed altri illustri psicologi, svilupparono così importanti contribuiti teorici, tuttora validi e fondanti la maggior parte delle applicazioni psicologiche che si basano sul concetto di motivazione.
Così la Psicologia Sociale, la Psicologia del Lavoro, la Psicologia Clinica, la Psicologia Evolutiva e tante altre branche psicologiche sfruttarono gli studi e le teorie sulla motivazione per spiegare o approfondire le tematiche a loro più care. Basti pensare alle Psicoterapie Sistemiche o cognitivo-comportamentali, che fondano gran parte delle proprie tecniche terapeutiche nell'incremento di autostima e motivazione, o ancora alla stessa Psicoanalisi che da sempre si è occupata di motivazione, approfondendone il concetto con lo sviluppo della stessa teoria pulsionale.
Ma la motivazione è strettamente legata alle emozioni. Comprendere i meccanismi che legano questi due concetti è estremamente importante per lo sviluppo di funzionali programmi di intervento motivazionale, sia a livello terapeutico, che per quanto concerne il funzionamento non patologico.
Le emozioni, infatti, sono alla base di molte attività umane. Spesso ad esempio un'attività legata ad emozioni piacevoli, viene ripetuta, mentre, al contrario, se un comportamento è associato ad emozioni negative, generalmente il soggetto cercherà di evitarlo in futuro. Le emozioni rappresentano dunque il "colore" della vita, e viene da sé come il rapporto tra queste e la motivazione, il "motore" della vita, sia di grande interesse.
Ma la motivazione non è anche alla base di ogni attività fisica o sportiva, soprattutto se questa è svolta ad alto livello? Ecco dunque lo svilupparsi di specifici training motivazionali per lo sport. Questi protocolli di lavoro motivazionale sono però validi non solo per lo sport praticato a livello professionale, ma anche per chiunque voglia ottenere un risultato migliore in qualsiasi campo della vita, dal quotidiano ai traguardi lavorativi, da un percorso dimagrante che voglia essere di sicuro successo al raggiungimento di un obiettivo ambizioso ed importante.
Quante volte, infatti, iniziamo una dieta o un'attività fisica per poi "mollare" dopo pochi mesi, se non addirittura dopo poche settimane? Generalmente quello che manca in questi "insuccessi", o "mancati successi", è proprio la giusta dose di motivazione. Ma come sviluppare un giusto allenamento motivazionale?
Innanzitutto il primo step da seguire è la definizione degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Un adeguato goal setting, con un'attenta analisi degli obiettivi a breve, medio e lungo termine, è infatti necessario per costruire le basi di una giusta dose motivazionale. Naturalmente gli obiettivi dovranno essere raggiungibili e non impossibili, poiché il raggiungimento di un obiettivo difficile ma non irraggiungibile motiva ulteriormente l'individuo a proseguire.
Un altro passo molto importante è lo sviluppo di un'adeguata motivazione "intrinseca". La motivazione, infatti, come rilevato più volte dagli studi scientifici, può essere suddivisa in motivazione estrinseca e motivazione intrinseca.
Per motivazione estrinseca s'intende un stimolo motivazionale legato ad elementi esterni, quali, ad esempio, ricevere lodi, riconoscimenti, denaro, l'evitare situazioni spiacevoli, quali un castigo o una brutta figura, e via discorrendo. Fattori dunque esterni all'attività stessa.
Per motivazione intrinseca, al contrario, s'intende una spinta motivazionale proveniente dall'interno dell'individuo, quando cioè ci si impegna in un'attività non per le conseguenze positive che potrebbe comportare, ma perché la si trova stimolante e gratificante di per se stessa, e proviamo soddisfazione nel sentirci sempre più capaci. E' la curiosità che ci porta a sperimentare situazioni nuove, sorprendenti; in tali situazioni sperimentiamo incertezza, confusione, e sentiamo il bisogno di esplorare l'ambiente alla ricerca di nuove informazioni e soluzioni. Importante per la motivazione intrinseca è, inoltre, la padronanza, in altre parole il bisogno di sentirci sempre più competenti (la competenza è la somma di esperienza "finalizzata" ad un compito, conoscenze, e abilità personali).
E' dunque questo secondo tipo di motivazione che deve essere promosso, poiché si rivela il vero "motore" d'ogni azione e comportamento. L'individuo dotato di una buona dose di motivazione intrinseca sarà più orientato al successo, maggiormente motivato, e difficilmente abbandonerà la meta che si è prefissato.
È per questo dunque che uno dei compiti dello Psicologo dello Sport verterà sulla pianificazione di un adeguato training motivazionale, in cui verranno incentivate le spinte motivazionali già presenti nel soggetto, rendendolo consapevole delle stesse, ma soprattutto potenziando le motivazioni intrinseche, aiutando così l'individuo nel raggiungere al meglio ed in minor tempo gli obiettivi che si è prefissato.
Nell'ambito di un protocollo di Mental Training, il training motivazionale risulta dunque un fattore determinante: potenziare il rapporto tra motivazione ed autostima (perché lo faccio e come mi valuto), ristrutturazione cognitiva individuale e di gruppo (cosa penso) e rilassamento distensivo abbinato ad esercizi di imagery (accrescere la propria motivazione) portano così ad un empowerment motivazionale dell'individuo a livello globale.
Ecco infine un esempio di come alcune strategie comportamentali e/o cognitive possano essere finalizzate ad accrescere motivazione ed autostima.
Strategie per accrescere la propria motivazione ed autostima (adattato dal Master in Psicologia dello Sport, I lezione, M. Gerin Birsa)
- Concedersi una possibilità di vittoria prima che la gara a cui si tiene stia per iniziare. Vincere non vuol dire solo arrivare primi, ma anche aver compiuto un'impresa personale.
- Bisogna ricordarsi spesso precedenti successi sportivi o anche di altra natura e soffermarsi su come ci si sentiva soddisfatti.
- Concedersi un rinforzo positivo (premio) ogni volta che si raggiunge un obiettivo o che si migliora la prestazione.
- Non bisogna fermarsi a pensare che gli altri forse sono più forti di noi, ma ci si deve concentrare piuttosto sulle nostre qualità; ciò non significa ignorare gli avversari (sarebbe un grosso sbaglio), ma questo pensiero aiuterà a ridimensionarli nei nostri pensieri (ristrutturazione cognitiva).
- Ricordare sempre le nostre motivazioni, il perché ci troviamo qui e dove vogliamo arrivare (obiettivi).
- Fidarsi di noi stessi e del nostro valore in ogni momento della gara, questa è la cosa più importante; ci aiuterà a restare calmi e sereni nei momenti difficili.
- L'identificazione con l'allenatore e il guadagno della sua stima.
- L'interiorizzazione: il tecnico non basa la sua strategia su premi o punizioni, né sul rapporto tra lui e l'atleta, ma spinge la comunicazione sugli aspetti più individuali della motivazione; dirà che l'ha visto bene in campo, in pista o in piscina e che è convinto che farà una grande prestazione.
- Modificazione della situazione ambientale: allenamenti vari, esercizi nuovi e non ripetitivi per mantenere l'attenzione.
- Adattare le difficoltà dell'esercizio alle capacità dell'atleta: nessuno prova piacere nel perdere o fallire costantemente, bisogna costruire piccoli successi!
- Fare in modo che tutti siano attivi: non dare agli atleti il tempo di annoiarsi aspettando lunghi turni.
- Dare a tutti gli atleti l'opportunità di cimentarsi nelle mansioni più piacevoli.
- Aiutarli a porsi obiettivi più realistici.
- Utilizzare una parte di allenamento per lasciare giocare gli atleti liberamente, senza valutazioni o informazioni fornite dall'allenatore.
- Se si tratta di una squadra, favorire l'affiatamento e l'incoraggiamento spontaneo che nasce dal gruppo, gli atleti solitamente traggono energie positive e notevoli stimoli dalle parole dei compagni.
- Permettere agli atleti di partecipare attivamente alla organizzazione dell'allenamento.
- Incrementare la capacità di concentrazione sul momento presente, evitando distrazioni legate al futuro o pessimistiche previsioni.
Breve bibliografia
A. Cei, S. Dini, Coaching alle nuove sfide, Guerini e Associati, 2004.
A. Cei, Mental Training, guida pratica all'allenamento psicologico dell'atleta, Edizioni Luigi Pozzi Roma, 1987 (nuova edizione 1998).
Anolli, Le emozioni, Edizioni Unicopli, Milano, 2002.
C. Robazza, G. Gramaccioni, L. Bortoli, La preparazione mentale nello sport, Edizioni Luigi Pozzi Roma, 1994.
Legrenzi (a cura di), Manuale di psicologia generale, Il Mulino, Bologna, 1994.
M. Gerin Birsa, I lezione, Master in Psicologia dello Sport.
M. Gerin Birsa, Modalità d'intervento dello psicologo dello sport, da http://www.psymedisport.com




