I GIOVANI E LO SPORT
di Davide Milone - per contatto davimilo@alice.it
Recentemente ho avuto modo di leggere alcuni dati sulla situazione sportiva giovanile italiana. In una parola: disastrosa. La maggior parte degli italiani è sedentaria, con tutto ciò che di negativo comporta questa pratica. Ma il dato a mio avviso più importante riguarda la sedentarietà dei giovani, e, soprattutto, dei bambini.
Ricordo ancora con gioia quando, da piccolo, mi divertivo a giocare all’aria aperta con gli amici. I giochi, “nascondino”, “rialzo”, “rubamazzo”, e tanti altri, erano tutte attività in cui veniva coinvolta l’intera persona, dal corpo alla mente. Per non parlare poi degli allenamenti di calcio o delle corse in bicicletta, tutte attività all’aria aperta.
La pratica sportiva influenza lo sviluppo del bambino e dell’adolescente ed è caratterizzata da finalità educative e formative. Nel bambino lo sport prepara ad essere autonomi e responsabili, influenza lo sviluppo del pensiero, della creatività, della capacità decisionale.
Fare sport aumenta l’autonomia personale e la capacità di gestione del proprio tempo, il misurarsi quotidianamente con i propri limiti, forma una sana auto-consapevolezza di sé ed una buona autostima. La socializzazione inoltre rappresenta uno dei principali insegnamenti dello sport: vivere in gruppo, rispettare le regole, imparare ad avere fiducia dell’altro, rispettare il prossimo. Lo sport dunque aiuta a crescere, favorendo il distacco dalle figure genitoriali.
Il fine dell’attività sportiva dovrebbe essere quello di giocare, divertire. Il gioco, da cui deriva la parola sport, è un fattore fondamentale del processo di apprendimento, sviluppo ed adattamento, soprattutto nel periodo dell’età evolutiva. I bambini quando fanno sport giocano, e giocano facendo sport. Per loro non conta il risultato, se non in minima parte. Ciò che conta per loro è il momento ludico, lo svago. La cultura del risultato è imposta loro dai genitori e dalla società, talvolta da allenatori impreparati.
Oggi invece la fanno da padrone “play-station”, “x-box”, Internet e Televisione. Cosa comporta tutto questo? Problemi di soprappeso, affaticamento respiratorio e cardiaco, polmoni e cuore non vengono allenati, così come i muscoli del corpo, ma anche, dal punto di vista prettamente mentale, difficoltà relazionali e sociali, e, nei casi più gravi, deficit di attenzione, isolamento.
A mio avviso il triste fenomeno della sedentarietà è un problema culturale. Nelle scuole l’educazione fisica è relegata ad un paio d’ore a settimana (difficile prendersela con gli insegnanti con così poche ore a disposizione), la vita frenetica dei genitori moderni non permette di vigilare ed educare al meglio i propri figli, e le istituzioni fanno poco o nulla per migliorare la situazione.
Per questo motivo sarebbe opportuno, per evitare che la società di domani diventi ancora più “malata” di quella attuale, che si attuino piccoli, graduali, ma significativi cambiamenti a livello culturale, promossi dalle nostre istituzioni e condotti da esperti del settore. Ma questi mutamenti devono partire da noi stessi, modificando le nostre abitudini: alimentari, sportive, relazionali. Costruire dunque quello che viene definito uno “stile di vita sano”, ed educare i nostri giovani ad esso.
In cosa consiste tale stile di vita? Ecco alcuni consigli: muoversi, muoversi ed ancora muoversi. Questo non significa necessariamente fare sport agonistico tre o quattro volte alla settimana. Significa camminare quotidianamente il più possibile, magari parcheggiando lontano dall’ufficio, utilizzando la bicicletta per spostarci, non prendendo l’ascensore e via discorrendo. Magari aggiungendo, di tanto di tanto, una o due volte alla settimana, un’attività sportiva intensa. Bisogna educare i giovani allo sport e a queste pratiche. Dobbiamo ogni tanto dimenticare la televisione ed il computer, tornando a comunicare con i nostri figli, con i nostri amici e familiari. Costruire in una parola un benessere psico-fisico che sia a lungo termine, attraverso uno stile di vita basato sul movimento e sulle relazioni sociali significative.




