LA MOTIVAZIONE: VISIONE GENERALE E APPLICAZIONI SPORTIVE
INTEGRAZIONE ALIMENTARE E DOPING: ALCUNI ACCENNI
Lo
psicobenessere come percorso verso la felicità
Rubrica dott. Luigi Mastronardi
"La mente ha in sè la propria dimora, e in sè può fare di un inferno il
paradiso e del paradiso un inferno".
John Milton, Paradiso perduto
In una società come la nostra, sempre più pragmatica e materialista, in
cui il bisogno di produrre il più possibile in
tempi
brevi lascia poco spazio alla riflessione, la stessa cultura della
felicità
trova senso nel concetto di ebbrezza, consumo, immediatezza, abbondanza.
L'ipereccitazione che ne consegue certo non facilita un cammino diretto
al raggiungimento di questa dimensione: in realtà ci sentiamo talmente
stanchi e fiacchi da "accontentarci", o meglio da "voler credere" che
tutto ciò faccia di noi delle persone felici.
Sarebbe auspicabile, invece, cominciare a pensare in prima persona
lasciandosi trascinare il meno possibile dagli eventi: infatti,
l'asservimento ai modelli esterni che si sovrappongono ai nostri veri
scopi di vita, costituisce il pericolo maggiore a cui siamo sottoposti.
"Avere successo" è, quindi, una delle grandi idee propagandate
come la strada che garantisce l'accesso alla gioia anche se "essere
vittoriosi" nei vari ambiti è diventato per molti fonte di stress; in
questo modo, l'ansia di iperprodurre diventa disconoscimento delle
proprie qualità facendoci ricercare cose che, spesso, per noi non hanno
un vero significato. Si finisce,così, per avere un successo arido ad un
alto costo e che impoverisce la propria personalità.
Ma una politica della felicità deve coincidere con una maggior
attenzione e non con il consumo: il suo raggiungimento dovrebbe essere
l'effetto della valorizzazione massima delle nostre capacità,
svilupparle secondo una logica che non contempli delle inutili attese,
ma di saper decidere bene ogni momento.
Rimane da chiedersi, allora, quale possa essere il segreto per
essere felici!
Ciò che dovremmo sempre tenere a mente è che "la nostra felicità
dipende soprattutto da noi stessi".
Secondo la "positive psychology", in seguito a diversi studi
sull'argomento, la felicità non deve essere interpretata come un dono
gratuito, piuttosto come una dimensione da coltivare a cui ogni
individuo tende spontaneamente ed uno stato proprio di quelle persone
che godono di buona salute psicofisica e buone relazioni sociali. Tali
punti che delineano al meglio la felicità in sè, risultano pienamente
consonanti con il concetto di "percorso soggettivo", su cui si
basa la Psicologia del Benessere: "lo stato di grazia", infatti,
è raggiungibile da ognuno solo trovando le proprie vie, naturalmente
comprendendo l'aiuto esterno e qualche "suggerimento" e controllando la
propria volontà a non agire impulsivamente, ma con saggezza per
raggiungere, così, gradualmente una maggiore stabilità interiore.
Naturalmente, siamo tutti d'accordo sul fatto che il percorso verso
la felicità
non sia affatto semplice probabilmente proprio perchè comprende la
considerazione di molte dimensioni della vita; passa soprattutto per la
capacità di dedicarsi seriamente a quelli che amiamo, di impegnarci
nelle attività in cui crediamo, di imparare ad apprezzare le realtà
importanti che abbiamo senza dar peso alle svariate sciocchezze del
quotidiano.
Per queste ragioni la felicità risulta pienamente associata al
benessere, basti pensare alle basi, psicologica e fisiologica, delle
emozioni: il sistema neurale della ricompensa, infatti, si attiva nel
momento in cui proviamo benessere, ci lodano, ci accarezzano o
facciamo un esercizio fisico piacevole, producendo endorfine e
enkefaline (oppiacei naturali).
Per concludere possiamo dire che "la nostra ricerca della felicità
deve essere più intima e relazionata ad affetti e valori più solidi".




