La rete e il doping
A metà degli anni 80 fu intrapresa una politica
informativa sull’eroina e sulla tossicodipendenza così massiccia che nel
giro di pochi anni il fenomeno soprattutto tra le giovani generazione
dell’epoca andò a diminuire notevolmente. Anche in molte famiglie fu
intrapresa un’ educazione conoscitiva: non ci si limitava solo a dire
che "bucarsi porta alla morte"; si spiegava come l’eroina veniva
somministrata, da dove proveniva, gli effetti, le malattie alle quale si
andava incontro, si cercò di capire il problema rendendo pubblico ogni
tipo di informazione. Questa propaganda continua e duratura portò i suoi
frutti con ottimi risultati. Ho deciso di rendere pubbliche queste
informazioni proprio perché è il sapere che allontana l’ignoranza e
quindi la diffusione di determinate piaghe.
Di frequente, ormai da diversi anni, si sente parlare del doping, in maniera molto superficiale; i mezzi d’informazione trattano il problema senza mai arrivare alla radice e ignorano che il doping non ha infestato solamente il mondo dello sport professionista ma che ormai ragazzi/e e di tutte le fasce di età e di ogni provenienza sociale usano sostanze illegali e dannose per assomigliare ai loro modelli. Un giro di affari che porta miliardi nelle casse di centinaia di case farmaceutiche e nelle tasche di spacciatori (definizione pesante ma idonea alla figura dello speculatore che va incontro alle stesse condanne di uno spacciatore di droga). La Legge punisce entrambi nello stesso modo.
Le sostanze dopanti in genere (escluso le anfetamine, la cocaina, ecc.) non creano una dipendenza fisica, sicuramente portano ad una dipendenza psicologica.
I benefici evidenti:
aumento delle prestazioni di conseguenza della forza e della resistenza, della massa muscolare, della libido (nel periodo iniziale, con il tempo si rischia di diventare irrimediabilmente impotenti e sterili) , diminuzione della massa grassa, facilitazione nel recupero muscolare. Ci sono effetti collaterali che possono portare anche alla morte.




