Allenamenti altamente stimolanti - metodo SAP
I TEMPI DI ESECUZIONE NEGLI ESERCIZI
Variando il modo di eseguire un
esercizio, varia in maniera decisiva l'effetto che esso esercita
sulla muscolatura e sul sistema circolatorio. Quando un muscolo si
contrae, i vasi arteriosi e venosi che sono al suo interno, si
chiudono, sotto l'effetto meccanico della pressione dovuta alla
contrazione, e quindi, in quel momento il sangue non circola, ma si
accumula in prossimità dell'occlusione. Durante il rilassamento
successivo, il sangue riprende a circolare irruentemente, in
proporzione alla quantità di sangue accumulatasi alla periferia.
Se
la durata della tensione è piuttosto lunga, diciamo oltre i 30-40",
si creano alte dosi di lattato, a causa dell'ipossia locale
conseguente all'occlusione, che impedisce la combustione degli
zuccheri e dei grassi con l'ossigeno. Ciò provoca uno stato di
acidità localizzata, e accumulo di scorie metaboliche. Se tutto
questo costituisce la premessa per un' ipertrofia successiva,
diventa, al contrario, controproducente per chi è affetto da
sindromi da insufficienza circolatoria. Viceversa, se la contrazione
e il rilassamento si alternano con periodi brevi, la circolazione
localizzata è facilitata, come pure la rimozione delle scorie
metaboliche. Inoltre c'è scarsa produzione di acido lattico: il
lavoro è aerobico, o, se l'intensità è elevata, anaerobico
alattacido. Durante la corsa, per esempio, ad ogni contatto del
piede col terreno, c'è una contrazione dei muscoli dell'arto
inferiore, seguita, nella successiva fase aerea, da un rilassamento
degli stessi muscoli: un lavoro simile, se il ritmo è blando, è
benefico per la circolazione. Lo stesso principio può essere
applicato in palestra, a qualsiasi altro esercizio. Prendiamo, ad
esempio, un classico movimento per la parte esterna delle cosce, le
abduzioni di esse stando sdraiati su un fianco a terra: per analogia
con la corsa, si può alternare contrazione e rilassamento,
eseguendolo in maniera elastica, non frenando il moto dell'arto
nella fase di ritorno, e quindi rimbalzando; oppure, inserendo al
termine di ogni singola esecuzione, quando i due arti sono a
contatto, una sosta di decontrazione impercettibile all'occhio
esterno. Lo stesso esercizio può, al contrario, essere eseguito
mantenendo uno stato continuo di tensione nei muscoli abduttori, per
tutta la durata della serie: se essa è costituita da almeno una
quindicina di ripetizioni, avrà una durata superiore a quei 30-40
secondi, conformazione di scorie lattacide. Una donna con
problemi circolatori locali, affetta da cellulite, se eseguisse così
gli esercizi, vedrebbe peggiorare il suo stato. Se invece, la loro
esecuzione fosse "aerobica", le sue condizioni circolatorie
andrebbero incontro a miglioramento. Se si osserva un culturista
eseguire un esercizio con i pesi, si noterà come il carico mantenga
una velocità controllata sia nella fase di andata, che in quella di
ritorno; e come il movimento sia continuo, senza la pur minima
pausa. In questo caso, lo scopo è proprio quello di indurre
un'anossia spinta, per creare alti tassi di acidità, in modo da
stressare quanto più possibile le fibre muscolari: condizione
necessaria, unitamente all'intensità del carico, per un'ipertrofia
successiva. Spesso, invece, succede che, nel costruire un piano di
lavoro per chi, per lo più donne, ha problemi circolatori, si dia
importanza solo al tipo di esercizio, al numero di ripetizioni e di
serie, o anche alla successione di essi; ma non se ne dia affatto al
ritmo esecutivo e alle alternanze di contrazione e decontrazione,
ottenendo, come risultato, un peggioramento. Così come, per altro
verso, accade a molti aspiranti culturisti, che, svolgendo movimenti
in maniera dinamica, sfruttando rimbalzi e molleggi, o interrompendo
la continuità dell'azione, vedono vanificare i loro sforzi per
ottenere ipertrofia.
Tratto da Il potenziamento muscolare - Società Stampa Sportiva




