Diete alimentari nel body-building
Grassi buoni o cattivi
Acidi
omega, buoni o cattivi?
Acidi omega, buoni o cattivi?
Una rivoluzione copernicana è in corso intorno alle indicazioni dietetiche
volte alla protezione cardiovascolare. Finora le linee guida, approvate
all'American Heart Association, la più alta autorità mondiale in campo
cardiologico, erano incentrate essenzialmente sulla riduzione del livello del
colesterolo secondo una ristrutturazione dietetica sviluppata dall'Ncep
(National Cholesterol Education Program) che prevede due livelli di intervento.
Un primo livello, o Step I, rivolto alla popolazione generale, prescrive
che l'assunzione di grassi alimentari non superi il 30 per cento delle calorie
giornaliere totali (con un 10 per cento di grassi saturi e un 7-8 per cento di
grassi insaturi) e che l'assunzione del colesterolo non superi i 300 mg al
giorno.
Un secondo livello, o Step II, rivolto a chi già presenta una patologia
cardiovascolare, prevede un'ulteriore riduzione nell'assunzione di grassi
saturi, non superiore al 7 per cento delle calorie giornaliere, e di colesterolo
non superiore ai 200 mg al giorno, nel tentativo di raggiungere un tasso di
colesterolo-LDL ematico soddisfacente, al di sotto dei 130 mg/dl.
A questa impostazione "colesterolo-centrica" se ne va contrapponendo
un'altra più "umana", più facile da comprendere e da attuare, che, per di più,
ha dimostrato di ottenere migliori risultati nella prevenzione secondaria delle
malattie cardiovascolari, cioè nel rallentare la progressione di una patologia
già in atto. Questa la provocatoria evidenza che emerge in modo sorprendente dal
Lyon Diet Heart Study, un'indagine programmata da ricercatori francesi
(coordinati dal dottor De Longerin) allo scopo di valutare se una dieta tipo
mediterraneo sia in grado, o meno, di ridurre il ripetersi di un evento
cardiaco.
Tale studio ha coinvolto più di 600 soggetti, uomini e donne, che avevano
già subito un infarto del miocardio nei sei mesi precedenti: una metà di questi
ha continuato a seguire una dieta "prudente" di tipo occidentale, secondo quanto
comunemente raccomandato ai cardiopatici negli ospedali; all'altra metà è stato
suggerito di adottare un regime alimentare di tipo mediterraneo: mangiare più
pane e altri tipi di cereali, più legumi e vegetali verdi, meno carne di bue, di
agnello e di maiale e più carne di pollo e più pesce, frutta tutti i giorni,
rimpiazzare il burro e la panna con una margarina ricca di acido linoleico o con
l'olio di oliva, una modica quantità di vino rosso.
Lo studio, inizialmente programmato della durata di 5 anni, è stato
interrotto dopo 27 mesi per motivi etici, essendo apparsa già evidente una
notevole differenza di risultati fra i due gruppi sotto controllo: in quello
"mediterraneo" si sono verificati 14 nuovi infarti contro i 44 del gruppo di
controllo e una riduzione di tutti gli eventi collegati ad una progressione
della patologia cardiovascolare (angina instabile, ictus, scompenso cardiaco,
embolia polmonare e periferica) tra il 50 e 70 per cento. Risultati stupefacenti
che è stato plausibile attribuire unicamente all'intervento dietetico, essendo i
profili di rischio e le terapie farmacologiche del tutto simili nei due gruppi.
Gli autori del Lyon Diet Heart Study ritengono che uno dei motivi di questi
risultati sia da ricercare nell'equilibrio fra gli acidi grassi omega-6 e
omega-3, due categorie di acidi grassi polinsaturi "essenziali", così definiti
in quanto l'uomo, non avendo la capacità di sintetizzarli, deve necessariamente
assumerli dall'esterno, con l'alimentazione. La quantità di queste sostanze
necessaria all'uomo è piuttosto modesta, circa 5 grammi al giorno, per cui una
loro carenza è rara. Ma è l'equilibrio fra loro che ha importanti riflessi sulla
salute. Equilibrio che manca nel regime dietetico occidentale che contiene
troppi omega-6 rispetto agli omega-3. E' stato calcolato che la dieta di tipo
mediterraneo contiene in media il 30 per cento di grassi (8 per cento saturi, 13
per cento mono-insaturi, 5 per cento poli-insaturi) e 203 milligrammi di
colesterolo. Quindi una quantità di lipidi non è dissimile da quella
raccomandata dal secondo livello Ncep.
Quello che differisce sensibilmente è la qualità degli elementi
introdotti. In particolare si ritiene che un ruolo preminente sia svolto dagli
omega-3 sia per le importanti funzioni che hanno nell'organismo (entrano nella
composizione delle membrane cellulari e nella sintesi degli ormoni eicosanoidi)
sia per gli effetti cardio-protettivi che esercitano attraverso multipli
meccanismi (prevengono le aritmie, hanno proprietà antinfiammatorie,
diminuiscono la sintesi di citochine e di fitogeni, stimolano la produzione di
ossido nitrico, sono antitrombotici). Ma un ruolo non trascurabile è certamente
svolto anche dalle sostanze antiossidanti e dalle fibre alimentari di cui la
dieta mediterranea è generosa apportatrice.
Il colesterolo è certamente uno dei fattori associati con la patologia
cardio-vascolare, ma la rivoluzione di cui si parla tenta di togliere tale
elemento dal centro del sistema dietetico cardio-protettivo: più che la
riduzione di un singolo elemento sembra essere l'apporto di altri elementi
nutritivi, ad avere riflessi positivi sulla salute in generale e nel ritardare
la progressione delle patologie cardiovascolari in particolare. Elementi ancora
non del tutto noti ma di cui è certamente ricca la dieta mediterranea, per cui
se ancora non l'avete adottata, sembra proprio giunto il momento di
incominciare.
Fonte La Stampa




